Descrizione
URBINO Si è conclusa la 24^ edizione del Tocatì – Festival Internazionale dei Giochi in Strada di Verona, che dal 18 al 20 settembre ha trasformato il quartiere di Veronetta in un grande spazio dedicato al gioco, alla cultura e all’incontro tra comunità. In un’edizione con oltre cento attività e con l’Irlanda come Paese ospite d’onore, Urbino è stata protagonista nel ruolo di città italiana ospite d’onore, prima volta che una città italiana è ospite al festival.
«In questo weekend a Verona è stata scritta un’altra pagina importante di questo splendido progetto che stiamo portando avanti, la salvaguardia del patrimonio immateriale – ha spiegato l’assessore alle Politiche Educative e Sviluppo dei borghi, Massimiliano Sirotti, a Verona insieme alla vicesindaco Giulia Volponi –. È stato un successo entusiasmante, accolto a Verona con grande partecipazione e interesse, è stata la dimostrazione concreta di quanto le nostre tradizioni, quando vengono raccontate, vissute e condivise, abbiano ancora oggi una straordinaria capacità di coinvolgere e creare relazioni. Questa, però, è soltanto un’altra tappa, c’è ancora tanto da fare e, soprattutto per far comprendere pienamente il valore di ciò che stiamo portando avanti – spiega –. È a buon punto il protocollo tra Associazione Giochi Antichi, Comune di Urbino e Ministero della Cultura. Dobbiamo investire sulle nuove generazioni, perché il patrimonio immateriale vive soltanto se viene conosciuto, praticato e trasmesso. L’Associazione Giochi Antichi crede molto sul ruolo di Urbino in questa prospettiva. Un ringraziamento va a tutte le comunità ludiche e a tutte le associazioni che hanno messo a disposizione tempo, energie ed entusiasmo per rendere possibile questa iniziativa, insieme a Urbino Servizi. Quando si lavora insieme, si possono raggiungere risultati straordinari. Un ringraziamento anche alla dott.ssa Luana Alessandrini che ha relazionato sul lavoro che stiamo portando avanti con grande competenza – ha concluso –. A Verona siamo di casa, nel corso degli anni abbiamo costruito rapporti, conoscenze e collaborazioni con tantissime comunità ludiche italiane e con le istituzioni veronesi. Sono relazioni consolidate che rappresentano una ricchezza straordinaria e che ci permettono oggi di guardare al futuro con entusiasmo e con la consapevolezza che ci sono tutte le condizioni per fare un grande lavoro per Urbino e il suo territorio».
Tre giornate intense nelle quali la città ducale ha portato a Verona non soltanto il proprio patrimonio storico e artistico, ma soprattutto quelle tradizioni vive che continuano a essere tramandate attraverso le persone e le comunità. Aquiloni, trampoli, balli popolari e prodotti del territorio hanno raccontato un volto di Urbino fatto di partecipazione, memoria e identità.
Una presenza particolarmente significativa in un festival riconosciuto dall’UNESCO come Buona Pratica per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, dove il gioco tradizionale diventa strumento per creare relazioni, mettere in dialogo generazioni diverse e custodire saperi che rischierebbero altrimenti di andare perduti.
Fondamentale il contributo delle realtà che hanno rappresentato Urbino: un ringraziamento va all’Associazione delle Contrade, all’Associazione Clivo Fiorito di Cavallino, al Centro Socio Culturale Don Italo Mancini di Schieti, agli operatori e a tutti coloro che hanno partecipato alle attività, mettendo a disposizione tempo, competenze e passione.
Importante anche il lavoro di Urbino Servizi, che ha presidiato il punto informativo dedicato alla città e al suo territorio, incontrando i numerosi visitatori e offrendo loro l’opportunità di conoscere più da vicino Urbino, le sue manifestazioni, le tradizioni e le eccellenze locali.
La partecipazione al Tocatì si chiude così come una significativa occasione di promozione culturale e turistica, ma soprattutto come un modo per mostrare come le tradizioni possano ancora essere vive, partecipate e capaci di raccontare un territorio. Da Verona, Urbino torna dunque con una nuova esperienza di confronto e con la conferma che identità, gioco e comunità possono diventare strumenti preziosi per costruire nuove relazioni e guardare al futuro.