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Stagione teatrale 2026/2027

Spettacolo teatrale - 08 novembre 2026

Da domenica 8 novembre al via la stagione al Teatro Sanzio

Cos'è

PROGRAMMA

 

8 NOVEMBRE

[RESIDENZA DI RIALLESTIMENTO]

CORRADO NUZZO, MARIA DI BIASE

TOTALMENTE INCOMPATIBILI

 

4 DICEMBRE

DAVIDE ENIA

AUTORITRATTO

GIULIO BAROCCHIERI

 

22 GENNAIO

ALESSANDRO BENVENUTI, MARINA MASSIRONI

LA TIGRE

RAMON MADAULA

 

14 FEBBRAIO

MARCO BOCCI

PIA LANCIOTTI

IO, CHARLES

OMAGGIO A BUKOWSKI

SONIA ANTINORI

ALESSIO PIZZECH

 

2 MARZO

MARIO AUTORE

ANNA IODICE

DOMENICO PINELLI

DITEGLI SEMPRE DI SÌ

EDUARDO DE FILIPPO

 

19 MARZO

KATAKLÒ

ATHLETIC DANCE THEATRE

SEASONS

OLTRE LE STAGIONI

GIULIA STACCIOLI

ANTONIO VIVALDI, MAX RICHTER

 

13 APRILE

VINICIO MARCHIONI

RICCARDO III

WILLIAM SHAKESPEARE / FEDERICO BELLINI

ANTONIO LATELLA

 

24 APRILE

ROCÍO MUÑOZ MORALES, GIORGIO LUPANO, GABRIELE PIGNOTTA

CONTRAZIONI PERICOLOSE

GABRIELE PIGNOTTA

ANDAR PER FIABE

 

24 GENNAIO

MICHELE CAFAGGI

SONO SOLO BOLLE DI SAPONE

OVVERO DEL GIORNO IN CUI

CERCANDO QUALCOSA TROVAI ME STESSO

 

21 FEBBRAIO

KINKALERI

BUTTERFLY

 

21 MARZO

FONDAZIONE TRG

SULLA VITA SFORTUNATA DEI VERMI

 

LA CITTÀ IN SCENA

 

27 NOVEMBRE

COMPAGNIA DIALETTALE URBINATE

DAJ GIÒ, BINDULÓN

PAOLO CAPPELLONI

AMLETO SANTORIELLO, LUCIANA VALLORANI

 

26 FEBBRAIO

COMPAGNIA DIALETTALE URBINATE

COSACISARÀ

PAOLO CAPPELLONI

AMLETO SANTORIELLO, LUCIANA VALLORANI, ANNALISA GENIALI

 

7 MAGGIO

COMPAGNIA DIALETTALE URBINATE

QUAND S’DIÇ LA COMBINASION

PAOLO CAPPELLONI

AMLETO SANTORIELLO, ANNALISA GENIALI

 

e inoltre TEATROLTRE

 

Il Teatro Sanzio di Urbino presenta la nuova Stagione Teatrale 2026/27, un cartellone ricco e articolato che conferma la vocazione del teatro come luogo di incontro tra linguaggi, generazioni e visioni artistiche differenti.Promossa dalla Città di Urbino – Assessorato alla Cultura, con AMAT e con il sostegno della Regione Marche e del Ministero della Cultura, la stagione propone un percorso che attraversa la grande prosa contemporanea, i classici riletti, la danza e le esperienze del teatro d’oggi, fino alle produzioni che coinvolgono il territorio e la sua comunità.Un programma che intreccia nomi tra i più significativi della scena nazionale con nuove scritture e sguardi registici, restituendo al pubblico un’offerta ampia e stratificata, capace di coniugare intrattenimento, riflessione e sperimentazione.

La stagione si apre l’8 novembre con Totalmente incompatibili, in scena al termine di una residenza di riallestimento, scritto e interpretato da Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, una riflessione ironica e tagliente sulle relazioni contemporanee e sull’incapacità di adattamento come cifra del nostro tempo.Il 4 dicembre è la volta di Davide Enia con Autoritratto, un intenso lavoro autobiografico e civile che indaga memoria, identità e rimozione, vincitore dei Premi Ubu 2025.Il 22 gennaioil Teatro Sanzio accoglieAlessandro Benvenuti e Marina Massironi con La Tigre di Ramon Madaula, una commedia brillante sul tema della felicità e dell’identità, tra apparenza e verità.Il 14 febbraioMarco Bocci e Pia Lanciotti sono protagonisti di Io, Charles – Omaggio a Bukowski, un viaggio teatrale nell’universo visionario e brutale dell’autore americano con testi di Sonia Antinori e la regia di Alessio Pizzech.Il 2 marzo la stagione rende omaggio a Eduardo De Filippo con Ditegli sempre di sì, per la regia di Domenico Pinelli, in scena con Mario Autore, Anna Iodice e altri nove attori, un classico intramontabile che affronta con ironia il tema della follia e dell’ambiguità del reale.Il 19 marzo la danza incontra la musica con Seasons – Oltre le stagioni della compagnia Kataklò Athletic Dance Theatre, ideazione di Giulia Staccioli, sulle musiche di Vivaldi e Max Richter, in un’esplorazione poetica del ciclo della vita.Il 13 aprileVinicio Marchioni interpreta Riccardo III di Shakespeare nella potente rilettura di Antonio Latella, maestro indiscusso della scena europea, che indaga la natura del male oltre ogni stereotipo.In scena una numerosa compagnia composta da Silvia Ajelli, Anna Coppola, Flavio Capuzzo Dolcetta, Sebastian Luque Herrera, Luca Ingravalle, Giulia Mazzarino, Candida Nieri, Stefano Patti, Annibale Pavone e Andrea Sorrentino.Chiude il programma in abbonamento il 24 aprileContrazioni pericolose con Rocío Muñoz Morales, Giorgio Lupano e Gabriele Pignotta, autore anche del testo e della regia, una commedia contemporanea sulle fragilità emotive e le relazioni affettive nella società di oggi.

 

La rassegna Andar per fiabe propone tre spettacoli di domenica pensati per il pubblico dei più piccoli e delle famiglie, accomunati dalla capacità di coniugare divertimento, poesia e scoperta. Si apre il 24 gennaio con Sono solo bolle di saponedi Michele Cafaggi, un viaggio tra magia, comicità e meraviglia dedicato anche ai bambini più piccoli. Prosegue con Butterflydi Kinkaleri, 21 febbraio, una delicata rilettura della Madama Butterfly di Puccini che introduce i giovani spettatori al fascino dell'opera lirica attraverso musica, immagini e immaginazione. Chiude la stagione il 21 marzo Sulla vita sfortunata dei vermi della Fondazione TRG, tratto dal libro di Noemi Vola, uno spettacolo ironico e poetico che invita a osservare la natura con curiosità, trasformando la conoscenza in un'occasione per riflettere su noi stessi.

 

Il teatro incontra la comunità con La città in scena, progetto dedicato allaCompagnia dialettale urbinatecon tre appuntamenti che valorizzano la tradizione e la creatività locale:27 novembreDaj giò, bindulón, 26 febbraioCosacisarà e 7 maggioQuand s’diç la combinasion. Tutti gli spettacoli sono firmati da Paolo Cappelloni, con la regia di Amleto Santoriello e Luciana Vallorani (e, in alcuni casi, Annalisa Geniali), a conferma del forte legame tra teatro e identità del territorio.

 

La stagione è arricchita dal progetto Teatroltre, che propone esperienze sceniche contemporanee e percorsi di ricerca drammaturgica.

 

Abbonamenti dal 24 ottobre presso biglietteria del teatro 0722 2281. Inizio spettacoli ore 21, domenica ore 17.

 

8 NOVEMBRE

RESIDENZA DI

RIALLESTIMENTO

TOTALMENTE

INCOMPATIBILI

scritto e interpretato da Corrado Nuzzo e Maria Di Biase

produzione AGIDI e Coop CMC/Nidodiragno

Corrado Nuzzo e Maria Di Biase tornano al teatro con uno spettacolo, di cui sono anche autori, che prende spunto dalla loro vita, anche di coppia, e da un’osservazione curiosa e ironica di quella degli altri.

In contrasto tra di loro, in disaccordo con il mondo, felicemente inadattabili. Per Corrado Nuzzo e Maria Di Biase non valgono né il detto “chi si somiglia si piglia” e neppure “gli opposti si attraggono”, perché nulla li accomuna e tutto li allontana.

Eppure, nonostante questo, da svariati anni continuano a stare insieme nella vita e in scena: perché? Perché amano le diversità, perché si sentono dei pesci fuor d’acqua, perché sono degli outsider, ma soprattutto perché con il loro disagio fatturano.

Con un metodo empirico consolidato questi due fini studiosi dell’animo umano cercheranno insieme al pubblico di codificare il presente, riducendo al minimo il confronto con il passato e la paura per il futuro.

Vittime come tutti dell’inciviltà digitale che semplifica il contenuto, asseconda la pigrizia, indebolisce la memoria, cercheranno nonostante tutto di privilegiare l’analisi rispetto al giudizio concedendosi il lusso di fermarsi un attimo e raccontare i disastri che vedono intorno a loro.

Consapevoli che non si può ridere di tutto e di tutti, rimangono comunque convinti a provarci fino in fondo. In questo spettacolo troveranno un punto di accordo o resteranno totalmente incompatibili? Si scoprirà solo a teatro.

 

4 DICEMBRE

AUTORITRATTO

di e con Davide Enia

musiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri

luci Paolo Casati

suono Francesco Vitaliti

si ringrazia Antonio Marras per gli abiti di scena

co-produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia

Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, Accademia Perduta Romagna Teatri

Spoleto Festival dei Due Mondi

Vincitore dei Premi Ubu 2025 nelle categorie miglior Attore o performer e Nuovo testo italiano o scrittura drammaturgica

Io non ho nessun ricordo del 23 maggio 1992. Non ricordo dove fossi, con chi, quando e dove ho appreso la notizia della bomba in autostrada che ha ucciso il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e alcuni agenti della scorta. I miei parenti, i miei amici, i miei compagni, tutte le persone che conosco hanno un chiaro ricordo di quel giorno. Io ho un vuoto che non si riempie. Le mie difese emotive hanno operato una rimozione tanto profonda quanto dolorosa. Ma non è la rimozione una degli effetti della nevrosi? In Sicilia praticamente tutti abbiamo avuto, almeno fino alle stragi, un rapporto di pura nevrosi con Cosa Nostra. È un discorso che ha a che fare con la coscienza collettiva condivisa, con la pratica del quotidiano, con strutture di pensiero millenarie. Per diverse ragioni, da noi la mafia è stata minimizzata, sottostimata, banalizzata, rimossa o, al contrario, mitizzata. Ovvero: non è mai stata affrontata per quello che è. E, a questo sfocamento dell’oggetto da studiare, è corrisposta una inconscia introiezione di quelle identiche modalità di comportamento, stesse pratiche, simili scatti emotivi. Per uno sguardo che indugia su un particolare, a Palermo può partire un aggàddo, una rissa. Il padre che impone al figlio l’iscrizione a una data facoltà universitaria moltiplica la logica del patriarca cui si deve obbedire. La difficoltà di nominazione del desiderio e la conseguente consegna alla dittatura del silenzio rende la logica del Potere pronta ad aggredire e a imporsi con maggiore facilità. Questo è quindi uno dei problemi che abbiamo con Cosa Nostra: in una maniera dolorosa e sconcertante, a volte la mafia rappresenta uno specchio della nostra vita familiare, dei nostri processi decisionali e operativi, del nostro modo di osservare il mondo e intendere le relazioni, del nostro rapporto con la religione. Sono tutte operazioni che scavano a livello inconscio, e che proprio nella comune base linguistica creano le prime cicatrici emotive. In una culla culturale in cui «’a megghiu parola è chìdda ca ‘un si dice”», la miglior parola è quella non detta, che si configura come prima soglia dell’omertà, affrontare per davvero Cosa Nostra significa iniziare un processo di autoanalisi. Non volere quindi capire in assoluto la mafia in sé, quanto cercare di comprendere la mafia in me. Questo assunto configura così una necessaria intelaiatura biografica nella costruzione del testo. A Palermo tutti quanti abbiamo pochissimi gradi di separazione con Cosa Nostra. Il primo morto ammazzato l’ho visto a otto anni, tornando a casa da scuola. Conoscevo il giudice Borsellino, abitava di fronte casa nostra, sono cresciuto giocando a calcio con suo figlio. E padre Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia, era il mio professore di religione al liceo. Come me, i miei amici, i miei compagni, i miei concittadini, tutti quanti abbiamo toccato con mano la mafia. Tutti possediamo una costellazione del lutto in cui le stelle sono persone ammazzate da Cosa Nostra.

Ecco una costante dei palermitani: sentirsi ovunque costantemente in pericolo. La nevrosi è inscritta nel nostro orizzonte degli eventi.

Lo spettacolo poi prenderà in esame un caso particolare, un vero e proprio spartiacque nella coscienza collettiva: il rapimento e l’omicidio di Giuseppe di Matteo, il bambino figlio di un collaboratore di giustizia, rapito, tenuto per 778 giorni in prigionia in condizioni spaventose e infine ucciso per strangolamento per poi venire sciolto nell’acido. Una storia disumana che si configura come l’apparizione del male, il sacro nella sua declinazione di tenebra. Siamo in presenza dell’orrore, di una ferocia smisurata, di una linea di azioni così abiette da essere impossibile ogni aggettivazione. E su tutto vibra il sacrificio di una vittima innocente. La verticalità della vicenda ha in sé tutti i requisiti della tragedia, soprattutto nella formulazione di domande che non possono avere risposte. Gli strumenti linguistici a disposizione per affrontare questo lavoro sono quelli che il vocabolario teatrale ha costruito nella mia Palermo: il corpo, il canto, il dialetto, il pupo, la recitazione, il cunto. È dentro questo linguaggio circoscritto che questo problema linguistico va affrontato, sviscerato, interrogato, risolto.

Questo nuovo lavoro è una tragedia, una orazione civile, un processo di autoanalisi personale e condiviso, un confronto con lo Stato, una serie di domande a Dio in persona.

Per questo, questo lavoro è un autoritratto al contempo intimo e collettivo.

Davide Enia

 

22 GENNAIO

LA TIGRE

di Ramon Madaula

con Alessandro Benvenuti, Marina Massironi

versione italiana Pino Tierno

regia Alessandro Benvenuti

produzione Teatro Vittoria | Attori & tecnici

Lui, un rinomato specialista dello sviluppo personale, è lì per un servizio fotografico destinato al supplemento domenicale di una importante rivista: un riconoscimento al quale tiene tantissimo. Lei è l’importante fotografa che dovrà immortalarlo.

La Tigre, ovvero…

il confronto tra una donna di sostanza e un uomo di fumo. Si potrebbe dire tra il ‘pratico’ e ‘l’ideale’. L’idea di uno spazio scenico fatto da due corpi, raccontato da sole luci. L’essenza del teatro fatto di energia e ritmo. Ciò che non si vede si immagina. In questo caso, il testo, suggerisce un tappeto, uno sgabello e una macchina fotografica. Se ci saranno effetti speciali dipenderà dall’energia dei corpi. Una bella sfida. E qui, senza rubarvi altro tempo con fumisterie da intelligente forzato, finiscono le mie scarne e più che sufficienti note di regia. Il tema è tutto ciò che ruota intorno alla ricerca della felicità. Lui vorrebbe essere un guru. Lei è una fotografa professionista. Lui parla di come rendere meravigliosa la vita degli altri. Lei cerca di catturare la realtà della vita fotografando gli altri. Lui vorrebbe apparire. Lei vuole renderlo, a ragion veduta, esattamente com’è. Lui non pensa di essere in crisi. Lei sa benissimo di essere in crisi. Una cosa, però, li accomuna: Lui non è quello che crede di essere… e Lei non è affatto chi dice di essere. La Tigre del titolo (ci informa l’autore) “è la paura che tutti abbiamo e che, impossibile da nascondere, va solo accettata e gestita come meglio si può”. In pratica, la condizione nella quale, più o meno, ognuno di noi attualmente si trova.

Infine due note umane.

È un vero piacere per me rinnovare un sodalizio artistico con Marina. Tempo fa siamo stati fratello e sorella nel mio ultimo film come regista di cinema Ti spiace se bacio mamma? Di quella esperienza conservo un ricordo pieno di dolcezze, divertimento e di autentico piacere intellettuale. Sensazioni che sono un buon viatico nell’affrontare un lavoro che renda piacevole la nostra fatica e premi la fedeltà di chi vorrà venirci a vedere.

Alessandro Benvenuti

 

14 FEBBRAIO

IO, CHARLES

OMAGGIO A BUKOWSKI

di e con Marco Bocci e Pia Lanciotti

testi Sonia Antinori

regia Alessio Pizzech

musiche Davide Cavuti

scene Andrea Stanisci

costumista Clelia de Angelis

disegno luci Marco Palmieri

produzione TSA Teatro Stabile d’Abruzzo, Stefano Francioni Produzioni e Green Factory

Io, Charles è un affondo teatrale nel magma incandescente di Donne, romanzo fiume di Charles Bukowski, senza trama ma guidato da una forza primordiale: l’ossessione erotica, il delirio alcolico, la necessità vitale di naufragare. In scena prende corpo un affresco umano disperato e grottesco, popolato da relazioni esasperate, donne libere e indomabili, e un protagonista – Henry Chinaski – che si muove tra cinismo e fragilità, brutalità e disarmo.

La drammaturgia costruisce un doppio racconto: da un lato il caos pulsionale, la sessualità come campo di battaglia e sopravvivenza, la violenza reciproca che genera e consuma; dall’altro una tensione metafisica verso l’assoluto, l’amore come forza demoniaca, ineluttabile, che brucia tutto ciò che incontra. In questo mondo alla deriva – tra bar di periferia, camere in affitto e corpi consunti – Lydia Vance non è solo la compagna gelosa e furente, ma la porta d’accesso a una galleria di archetipi femminili che incarnano ogni possibile declinazione del desiderio e della resistenza. La guerra tra i sessi qui si fa paritaria, feroce, perché ogni relazione è una sfida all’annientamento e insieme un appiglio alla vita. Henry, interpretato su tre registri – crudo e scurrile, intimo e complice, oscuro e abissale – diventa specchio di un’umanità allo stremo, che tenta di rispondere alla morte con l’eccesso, alla finzione del reale con l’autenticità del dolore. L’oscenità diventa linguaggio, e il corpo il vero campo di battaglia su cui ridefinire un nuovo alfabeto emotivo e sessuale. Questo spettacolo è una dichiarazione d’urgenza: scavare nel fondo del maschile e del femminile, destrutturare i miti del Sogno Americano e interrogare – con rabbia, ironia e compassione – cosa resta del desiderio quando il mondo attorno implode.

 

2 MARZO

DITEGLI SEMPRE DI SÌ

di Eduardo De Filippo

con Mario Autore, Anna Iodice, Domenico Pinelli

e conGianluca Cangiano, Mario Cangiano, Luigi Leone

Antonio Mirabella, Laura Pagliara, Vittorio Passaro

Lucienne Perreca, Simona Pipolo, Elena Starace

regiaDomenico Pinelli

scenaLuigi Ferrigno, Sara Palmieri

costumiViviana Crosato, Antonietta Rendina

musicheMario Autore

produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo

Ricorrendo (nel 2024) il quarantesimo anniversario dalla scomparsa di Eduardo De Filippo, tra le moltitudini di artisti anch’io ho pensato di omaggiare in qualche modo quest’uomo che, seppure io non abbia mai conosciuto anche solo per motivi anagrafici, ha giocato un ruolo fondamentale nella mia formazione prima, nella mia esistenza poi.

Nasce così l’idea di mettere in scena Ditegli sempre di sì, una commedia divertentissima, retta da un meccanismo comico perfetto, nonché pregna di spunti riflessivi riguardo una materia estremamente affascinante che Eduardo, per certi aspetti epigono di Pirandello, studiò sicuramente bene: la pazzia.

Se nello spazio interposto tra un’idea e la realizzazione di essa ci sta un oceano, tra quella stessa idea e la costruzione di un vero e proprio progetto su di essa, se non un oceano, ci sta comunque un mare. In primis devo ringraziare Tommaso De Filippo che ha creduto in me e nei miei compagni di viaggio, sposando immediatamente il progetto e dandomi l’occasione di lavorare su questo meraviglioso testo.

In seguito a questa risposta che definirei “felice”, il passo seguente è consistito nel rendersi conto che senza una produzione – anche piccola – alle spalle, i costi di allestimento e le spese varie avrebbero di sicuro reso vano anche il primo passo. Ecco l’inciampo. Ci sono momenti, però, in cui una mano ti viene tesa e tu non puoi fare a meno di accettarla senza capire né come né perché – guai a chiederselo, penso io! – ritrovandoti una produzione come Gli Ipocriti Melina Balsamo che crede nella tua idea e decide di scommettere su una compagnia di attori giovani, diretti da un giovane attore alla sua prima vera esperienza da regista, che si propone di mettere su uno spettacolo tanto importante in una versione nuova e ambiziosa – seppure legata indissolubilmente alla tradizione – e portarlo in giro nei grandi teatri d’Italia: se non è già questa una follia … ditegli sempre di sì!

“Il pazzo è un sognatore da sveglio” Immanuel Kant

Eduardo scrive Ditegli sempre di sì (titolo originale Chill’è pazzo!) nel 1927 per la compagnia del fratellastro Vincenzo Scarpetta. Solo nel 1932 il drammaturgo, in occasione della nuova messa in scena affiancato dai fratelli, decide di modificare il testo riducendo il numero dei personaggi e rivedendo l’intreccio della storia.

La pazzia che assume il ruolo centrale in questa vicenda costituisce uno dei topoi più efficaci della letteratura, come del teatro in funzione anche, e soprattutto, di espediente sia comico che tragico. In Ditegli sempre di sì la pazzia è il vero motore comico. Lo stesso autore, nel prologo della versione televisiva registrata nel 1962, esordisce così:

Eccomi a voi. Non c’è filosofia nella farsa che recito stasera,

ma un personaggio della vita vera,

un tal dei tali affetto da follia [...]

Eppure, continua:

[...] Allora è un dramma, mi direte voi, io vi rispondo “è una tragedia nera,

ma non è nostra”. E la tragedia vera diventa farsa se non tocca a noi. [...]

Divertitevi dunque, riflettendo che ognuno può trovarselo davanti

un vero matto, e accade a tutti quanti

di commuoversi e ridere piangendo [...]

È quasi come se Eduardo invitasse, ora, gli spettatori ad una maggiore attenzione, a compiere quello stesso sforzo che poco prima aveva spacciato per superfluo. È chiaro, altresì, il riferimento a quell’aspetto della realtà codificato dal suo maestro, Pirandello: L’umorismo. D’altronde, qui a parlare è pur sempre Eduardo.

Da questo punto parte l’idea di messa in scena: l’obiettivo è andare oltre. Trasformare questa “farsa” in vero e proprio “dramma”. Il punto di partenze è lo stimolo che Eduardo invia: prestare una maggiore attenzione al testo, ai personaggi, agli accadimenti; il punto di arrivo è la restituzione di una forma più complessa, articolata e cosciente del dramma attraverso lo studio approfondito della condizione umana di tutti i personaggi – meglio ancora se “persone” – attori di questa vicenda.

Domenico Pinelli

 

19 MARZO

SEASONS

OLTRE LE STAGIONI

ideazione e direzione artistica Giulia Staccioli

assistente alle coreografie Irene Saltarelli

con Kataklò Athletic Dance Theatre

disegno luci Fabio Passerini

musiche Antonio Vivaldi |Max Richter

sound design Giulia Staccioli

produzione KUBO Srl Impresa Sociale SSD

Seasons nasce come uno spettacolo ambizioso, concepito nel 2024 surichiesta dei maestri Gianna Fratta e Dino De Palma. Dopo lo splendido debutto al Teatro Antico diTaormina e al Teatro Greco di Siracusa, il progetto ha intrapresoun’evoluzione sorprendente, trasformandosi in un’opera adattabile a spazi non convenzionali.

Questo processo creativo ha arricchito la produzione di nuove sfumature e significati, culminandoin Seasons - Oltre le Stagioni.

Il cuore pulsante dell’opera è la sua visione innovativa. La capacità di combinare tradizione emodernità prova espressione nei celebri concerti per violino di Vivaldi, riarrangiati dal compositorecontemporaneo Max Richter. Le armonie di Richter, che mescolano sonorità classiche e moderne,si intrecciano con i suoni evocativi della natura per creare un’atmosfera unica. Su questa telasonora, viene dipinto un racconto visivo che esalta la potenza espressiva dei sei danzatori Kataklò. Icorpi dei danzatori si trasformano in simboli della natura: messi dorate, foglie che danzano, ramiche si intrecciano. Ogni movimento racconta la connessione profonda tra l’essere umano el’ambiente, una tematica che viene esplorata con una sensibilità unica e profonda.

La visione di Staccioli si estende anche alla scenografia, essenziale ma evocativa, e alla sceltaaccurata di luci e colori, che immergono lo spettatore in un paesaggio in continua evoluzione. Ognidettaglio riflette il desiderio di creare un’opera che trascenda il tempo e lo spazio.

Seasons - Oltre le Stagioni è un’esplorazione dei cicli della vita, un’ode alla bellezza della natura ealla complessità dell’essere umano”, afferma la direttrice artistica, descrivendo un’opera che non silimita a intrattenere ma invita a riflettere sulla nostra connessione con il mondo naturale e con noistessi.

In un unico atto di 65 minuti, lo spettacolo incarna il linguaggio coreografico innovativo Kataklòche fonde atletismo, tecnica e poesia visiva.

 

13 APRILE

RICCARDO III

di William Shakespeare

traduzione Federico Bellini

adattamento Antonio Latella, Federico Bellini

con Vinicio Marchioni, Silvia Ajelli, Anna Coppola

Flavio Capuzzo Dolcetta, Sebastian Luque Herrera

Luca Ingravalle, Giulia Mazzarino, Candida Nieri

Stefano Patti, Annibale Pavone, Andrea Sorrentino

regia Antonio Latella

dramaturg Linda Dalisi

scene Annelisa Zaccheria

costumi Simona D’Amico

musiche, suono Franco Visioli

luci Simone De Angelis

regista assistente, movimenti Alessio Maria Romano

assistente volontario Riccardo Rampazzo

produzione Teatro Stabile dell’Umbria, LAC Lugano Arte e Cultura

Il male è. Non è una forma, non è uno zoppo. Non è un gobbo. Il male è vita. Il male è natura. Il male è divinità. Il nostro intento è quello di provare ad andare oltre l’esteriorità del male cercando di percepirne l’incanto. È chiaro che se il male stesso viene rappresentato attraverso un segno fisico il pubblico è portato ad accettarlo, vede la “mostruosità” e la giustifica. Anzi, prova empatia se non simpatia con e per il protagonista. Ma è ancora accettabile questo “alibi di deformità” nel ventunesimo secolo? Probabilmente il Bardo ne aveva bisogno per giustificare al pubblico, in qualche modo, tutte le malefatte del protagonista. Difatti utilizzò un corpo maschera, molto più vicino a un giullare di corte, al fool, la cui figura era spesso caricata di segni esteriori – come la gobba – che, nel tempo, hanno assunto significati ambivalenti: grotteschi ma anche propiziatori.

Non è un caso che nella cultura popolare si corresse a toccare la gobba per buon auspicio.

In alcuni Paesi, Riccardo III viene tolto dai cartelloni di programmazione teatrale perché potrebbe risultare offensivo per chi convive con una disabilità fisica; argomento delicato in questi tempi dove il politically correct, nel bene e nel male, rischia di diventare censura che muta l’originalità delle opere decontestualizzandole dal periodo storico a cui appartengono.

A noi interessa la forza della parola, la seduzione della parola, e, perché no, la scorrettezza della parola. Il serpente incantò Eva con le parole, o, in ogni caso, bisognerebbe pensare che il serpente fu abile in quanto riuscì a far staccare la mela dall’albero ad Eva ma fu Adamo a morderla. Quindi, chi dei due peccò? Il male che mi interessa è nella bellezza, non nella disarmonia. Il male è il giardino dell’Eden. Una bellezza accecante, una bellezza che pretende un ritorno al figurativo. Una bellezza opulenta e ingannatrice, fatta di relazioni pericolose, di giochi di seduzione continui. E, in questo, Riccardo III è il maggiore dei maestri. La sua battaglia non è per la corona, non è per l’ascesa al trono, ma è per la sottomissione del femminile, quando è proprio il femminile che gli darà scacco matto; difatti sarà la Regina madre a portare a termine una tremenda maledizione.

La traduzione di Federico Bellini mi permette inizialmente di giocare con tempi e andamenti ritmici quasi da commedia, direi wildiana, in una pennellata che rimanda all’Inghilterra Vittoriana.

Abbiamo cercato di creare un adattamento dove, pur nella rinuncia ad alcune parti del testo originale, abbiamo provato a rispettare l’interezza della vicenda e la sua trasversalità di significato.

Ci siamo presi il lusso, studiando i personaggi del testo, di ampliarne uno già esistente, chiamandolo Custode, apparentemente un servitore del male e di Riccardo III, che, con l’andare della narrazione, si scoprirà essere in realtà al servizio della bellezza del luogo; un custode che vuole garantire la sopravvivenza del giardino dell’Eden e per questo è pronto a tutto, quel tutto che nel testo si sintetizza con la parola “AMEN”.

Infine e non da ultima, la scelta degli attori: un cast importante, ponderato in modo maniacale, un cast che possa essere forte per talento e dare ad ogni personaggio letterario qualcosa di fortemente artistico, un cast che possa ammaliare gli spettatori mettendo al primo posto del loro lavoro il potere performativo della parola che il Bardo ci consegna e ci lascia in eredità. Sappiamo tutti che la parola può mettere a tacere ogni tipo di guerra, ma nonostante la storia ce lo ricordi continuamente, continuiamo a dimenticarlo e credo, con mio dolore, volutamente: forse perché siamo stati creati per essere stonatura all’interno della perfezione armonica della prima nota, il DO, o almeno così mi piace pensare.

A tutti i miei collaboratori artistici ho chiesto di dare bellezza al male e non bruttezza, perché chi tradì il paradiso fu l’Angelo più bello.

Antonio Latella

 

24 APRILE

CONTRAZIONI

PERICOLOSE

scritto e diretto da Gabriele Pignotta

con Rocío Muñoz Morales, Giorgio Lupano, Gabriele Pignotta

scene Alessandro Chiti

luci Maximiliano Lumachi

costumi Rosalia Guzzo

musiche Stefano Switala

aiuto regia Fabio Avaro

produzione ArtistiAssociati - Centro di produzione teatrale

Contrazioni pericolose è uno spettacolo che segna un cambio di registro nella carriera di Gabriele Pignotta, sia come attore sia come autore. Situazioni comiche, momenti di scontro-incontro fanno riflettere e sorridere. Non una semplice commedia ma un testo che esplora l’animo, le pulsioni, le paure, le speranze e i desideri di una generazione che ha voglia di trovare un suo equilibrio nel marasma di una vita che ha perso punti di riferimento certi.

«Ho voluto raccontare con disarmante ironia – nota Gabriele Pignotta – una piccola grande storia di amicizia tra un uomo e una donna, entrambi quarantenni, che proprio il giorno del parto di lei, mettono in luce attraverso un lungo dialogo in una stanza del reparto maternità, tutte le loro fragilità e insicurezze».

Massimo Martina (Giorgio Lupano) e Martina Massimo (Rocío Muñoz Morales) sono amici da anni. Il loro incontro è stato fortuito, dettato dalla strana coincidenza del nome con il cognome dell’altro, ma da quel momento fra loro nasce qualcosa. Quella che sembra una semplice amicizia viene placata dai timori di una vita che fatica a dare quella concretezza in grado di apportare all’animo umano la forza per compiere grandi cambiamenti. Ma sarà proprio un cambiamento a sconvolgere la loro vita, Martina resterà incinta e Massimo lo scoprirà solo quando lei entrerà in travaglio.

 

ANDAR PER FIABE

 

24 GENNAIO

SONO SOLO

BOLLE DI SAPONE

OVVERO DEL GIORNO

IN CUICERCANDO QUALCOSA

TROVAI ME STESSO

di Michele Cafaggi

regia Ted Luminarc

musiche originali Davide Baldi

disegno luci e scenografie Izumi Fujiwara

coproduzione Studio TA-DAA! e TGV

spettacolo consigliato da 3 anni

Il futuro è uno specchio senza vetro.Xavier Forneret

Cosa succederebbe se il vostro incubo peggiore diventasse realtà?

E, se a guardarla bene, questa fosse l’occasione

per affrontare innocui mostri schiumosi e apparenti fragilità?

A volte lo stupore è dietro l’angolo o nascosto in una vecchia valigia di cartone

e frugando bene nelle tasche capita di trovare un pensiero smarrito

o semplicemente un sorriso.

Michele Cafaggi è un vero e proprio mago della meraviglia, capace di trasformare il palcoscenico in un regno incantato di pura poesia visiva. Con la sua straordinaria maestria, il "Re delle bolle" plasma l'aria e l'acqua in sculture giganti, fluttuanti e luminose, lasciando a bocca aperta spettatori di ogni età. I suoi spettacoli sono un mix perfetto di comicità clownesca, tecnica impeccabile e magica narrazione. Un viaggio emozionante dove la fragilità delle bolle di sapone diventa un'arte monumentale, capace di catturare il cuore dei bambini e risvegliare lo stupore negli adulti. Guardarlo all'opera non è solo intrattenimento: è un'esperienza indimenticabile che fa sognare a occhi aperti.

 

21 FEBBRAIO

BUTTERFLY

liberamente tratto da Madama Butterfly di Giacomo Puccini

progetto e realizzazione Kinkaleri - Massimo Conti, Marco Mazzoni, Gina Monaco

con Yanmei Yang, Marco Mazzoni

in collaborazione con Teatro Metastasio Stabile della Toscana

FTS Fondazione Toscana Spettacolo

con il sostegno di Regione Toscana, MiBACT – Settore Spettacolo, spazioK.prato

spettacolo consigliato da 5 anni

Lo spettacolo incontra il capolavoro del maestro Giacomo Puccini, Madama Butterfly, la commovente e tragica storia d'amore ambientata nell'esotico estremo oriente di inizio Novecento. Il Giappone, terra allora lontana di incanti e misteri, diventa la cornice ideale dove collocare l'appassionante vicenda dei due protagonisti, la splendida Butterfly, la giovane ragazza che Pinkerton lo yankee americano che tutto può avere, sposa legandola a sé per tutta la vita. La ragazza cede all'amore in modo completo e totale, come totale è quest'opera d'arte, con la dolcezza semplice di chi ama e crede nell'altro. Questo amore assoluto diventa la traccia principale per il lavoro di messa in scena, sviluppato attraverso le ambientazioni musicali, l'uso di segni e colori che appartengono al mondo dell’arte contemporanea. Butterfly è una favola sentimentale intensa e dolcissima che può far riscoprire l'opera lirica come forma epica e attuale di rappresentazione, accompagnando il pubblico di giovanissimi nei territori vivi della musica, della scena, dell'immaginazione.

 

21 MARZO

SULLA VITA SFORTUNATA DEI VERMI

dall’opera di Noemi VolaCorraini edizioni

spettacolo tratto da Sulla vita sfortunata dei vermi. Trattato abbastanza breve di storia naturale

di Noemi Vola ©2021 Noemi Vola tutti i diritti riservati alla Maurizio Corraini s.r.l.

drammaturgia Paola Fresa

regia Emiliano Bronzino

con Mariajosè Revert Signes, Nicola Morucci, Andrea De Falco

progetto scenico Francesco Fassone

costumi Roberta Vacchetta

disegno luci Emanuele Vallinotti

musiche originali Andrea Di Falco, Nicola Morucci ed Emiliano Bronzino

spettacolo consigliato da 4 anni

Sulla vita sfortunata dei vermi è una delicata, ironica e divertentissima indagine filosofica tratta dal premiato bestseller di Noemi Vola. La curiosità per i vermi, anche chiamati lombrichi, nasce nella prima infanzia, stimolata dalla loro strana natura e forma. Tuttavia, presto si perde un po' perché è repressa dalla nostra paura per qualcosa che non conosciamo davvero, un po' perché la nostra attenzione si sposta su soggetti che più facilmente stimolano la nostra fantasia, come i dinosauri e la loro misteriosa scomparsa o i bruchi e la loro poetica trasformazione in farfalle. Questa è la sfortuna dei vermi. Eppure, questi esseri apparentemente distanti da noi hanno suscitato la curiosità di grandi scienziati proprio per la loro “stranezza”, primo fra tutti Charles Darwin. Nella sua ultima opera a loro dedicata, Darwin ci restituisce un'immagine dei vermi come esseri tutt'altro che spregevoli. Nonostante l’aspetto così alieno, dalle sue pagine trapela una profonda poeticità, dimostrando anche barlumi di quella che chiamiamo intelligenza. Partendo da questa riflessione, Noemi Vola scrive e illustra un “trattato abbastanza breve di storia naturale”, guidandoci alla comprensione di come anche un essere vivente profondamente lontano da noi abbia la capacità di parlare della nostra vita, dei nostri sentimenti, di come viviamo.

Sulla vita sfortunata dei vermi parla poeticamente e con divertimento di noi, della nostra vita, dei nostri difetti e dei nostri pregi, e soprattutto della meraviglia che ci accompagna ogni volta che intraprendiamo un viaggio alla scoperta di qualcosa di nuovo. La curiosità e il desiderio di conoscenza sono lo stimolo per avvicinare questi esseri incompresi e distanti; lo studio e la scienza sono gli strumenti per conoscere ciò che apparentemente è lontano da noi; l’ironia e il gioco sono le chiavi attraverso cui poeticamente comprendere noi stessi.

 

LA CITTÀ IN SCENA

 

27 NOVEMBRE

DAJ GIò, BINDULóN

di Paolo Cappelloni

regia Amleto Santoriello e Luciana Vallorani

Nella famiglia di Arturo sua moglie Elisa è tutta presa dalle telenovele che trasmettono le televisioni anche internazionali, e Alan il loro figlio, non più tanto giovane, poco sveglio e alla continua, ma inutile, ricerca di lavoro. La passione di Elisa è condivisa anche da Miriam sua vicina di casa. Anche Arturo sarà coinvolto in questa passione sfrenata anche perché, la ditta in cui lavorava, l’ha messo in cassa integrazione. In compenso Alan ha cominciato a lavorare come modello nel settore pubblicitario grazie all’amica Maria.

 

26 FEBBRAIO

COSACISARà

di Paolo Cappelloni

regia Amleto Santoriello, Luciana Vallorani e Annalisa Geniali

Attilio, sessantenne appena pensionato, pensa spesso all'aldilà così come il suo amico Tino, tant'è che stringono un patto: il primo che andrà "di là" farà di tutto per comunicare con chi è rimasto e riferirgli cosa c'è dall'altra parte. Purtroppo succede l'imprevisto: Attilio muore e lascia la moglie (Franca) e una figlia (Federica). In questa sua nuova condizione riesce ad aiutare i suoi cari e a fare andare le cose nel verso giusto; comunicherà anche con il suo amico Tino…

 

7 MAGGIO

QUAND S’Diç LA COMBINASION

di Paolo Cappelloni

regia Amleto Santoriello e Annalisa Geniali

Liliana è tutta presa dall’astrologia che però non convince affatto suo marito Guglielmo, un pragmatico direttore di banca. Il tran tran quotidiano è sconvolto improvvisamente dall’irruzione nella loro casa di Corrado, un ladro di professione che si è rifugiato lì e li tiene in ostaggio minacciandoli con una pistola. Altri vengono coinvolti loro malgrado come la Sig.ra Sgrulli o il signor Bruno coinquilino e amico di famiglia. La storia avrà sviluppi inattesi con l’intervento di un Ispettore di polizia e di un agente.

 

INFORMAZIONI

BIGLIETTERIA TEATRO SANZIO 0722 2281

COMUNE DI URBINO 0722 3091 info@vieniaurbino.it www.vieniaurbino.it

INFO POINT CONSORZIO 0722 324590

INFO POINT BORGO MERCATALE 0722 2631

IAT 0722 2613 iat@urbinoservizi.it

AMAT 071 2072439 www.amatmarche.net

 

INIZIO SPETTACOLI

ore 21

domenica e Andar per fiabe ore 17

A chi è rivolto

Tutti i cittadini residenti e non residenti nel Comune di Urbino, i turisti e visitatori che desiderano assistere agli spettacoli presso il Teatro Sanzio.

Date e orari

08 nov

17:00 - Inizio evento

24 apr

23:59 - Fine evento

Costi

NUOVI ABBONAMENTI

24 – 31 OTTOBRE

BIGLIETTERIA TEATRO SANZIO dalle ore 16 alle ore 20

ONLINE dalle ore 9 del 27 ottobre

coloro che acquistano l'abbonamento per la stagione 26/27 potranno esprimere il diritto di prelazione per le prossime tre stagioni [fino alla stagione 2029/2030 compresa].

ABBONAMENTO [8 SPETTACOLI]

settore A                                € 155,00                      ridotto* € 120,00

settore B                                 € 120,00                     ridotto* € 100,00

ettore C                                  € 80,00

 

BIGLIETTI

dal 7 novembre vendita biglietti per tutti gli spettacoli

 

BIGLIETTERIE

BIGLIETTERIA TEATRO SANZIO 0722 2281

il giorno precedente la rappresentazione dalle ore 11 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 20; nei giorni di spettacolo dalle ore 16 fino ad inizio rappresentazione

Andar per fiabe

il sabato precedente lo spettacolo dalle ore 17 alle ore 19, la domenica di spettacolo dalle ore 16

AMAT 071 2072439 lunedì – venerdì dalle ore 10 alle ore 15

VENDITA ONLINE www.vivaticket.com con aggravio del costo

I biglietti per la città in scena non sono acquistabili online

 

spettacoli in abbonamento

settore A                                € 23,00                        ridotto* € 18,00

settore B                                 € 18,00                       ridotto* € 15,00

settore C                                 € 12,00

La città in scena

settore A                                € 10,00

settore B                                 € 8,00 

settore C                                 € 5,00

Andar per fiabe

posto unico numerato € 8,00                                      ridotto € 5,00 [da 4 a 14 anni]

* fino a 24 anni, studenti e convenzionati vari. Per Seasons ancheiscritti scuole danza. Previste riduzioni sui biglietti per possessori Marche Cultura Card e Carta Regionale dello Studente

Patrocinato da

CITTÀ DI URBINO

Assessorato alla Cultura

AMAT

con il contributo di

REGIONE MARCHE

MiC

Tipo di evento: Argomenti:

Pagina aggiornata il 14 luglio 2026

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