La storia del Teatro Sanzio1829 - La comunità di Urbino, in particolare quella gentilizia, pensa di dotare la città di un nuovo teatro " primo ed essenziale ornamento di ogni culta città" in sostituzione del Teatro dei Pascolini all'interno del palazzo Ducale, che rimarrà attivo fino al
1848- Si costituisce una Deputazione per " il Teatro da erigersi in Urbino" che individua nell'edificio dell'Abbondanza, sito nel torrione della rampa di Francesco Di Giorgio Martini alla base dei Torricini, l'area idonea alla costruzione.
1838 - Viene incaricato della elaborazione del progetto l'architetto veneziano Giambattista Meduna, noto per la ricostruzione della sala del teatro La Fenice di Venezia (1836-37). Il progetto del Meduna risulta, oltre che troppo oneroso, inadeguato alla struttura preesistente.
1840 - L'architetto Vincenzo Ghinelli, cui si devono i teatri di Senigallia, sua città natale, Camerino e Cesena, presenta il proprio progetto che risulta meglio raccordato al Torrione di Francesco di Giorgio Martini e più economico di quello del Meduna, cioè al di sotto dei 15000 scudi di spesa previsti.
Il Ghinelli inserisce la costruzione del teatro in un articolato piano urbanistico comprendente il Portico di Corso Garibaldi, l'esedra "amplificazione semicircolare di maggior comodo per la voltata delle carrozze" e la sistemazione a giardino pubblico della ripida scarpata del Pincio.
1845 - Inizia la costruzione del teatro, preceduta dalla costituzione di un partito di associazione all'acquisto dei palchi.
1853 - Nel mese di agosto, il teatro viene inaugurato con la rappresentazione del
Rigoletto e del
Trovatore di Giuseppe Verdi e del "ballo fantastico in quattro parti"
Il Folletto composto da Cesare Cecchetti per l'occasione.
1970 - L'architetto genovese Giancarlo De Carlo avvia il progetto di restauro del teatro.
1982 Dopo un trentennio di inattività il 15 novembre viene riaperto il teatro. Le manifestazioni inaugurali sono dedicate alla figura di Edipo.
La facciata, realizzata in mattoni "scelti, sagomati, rotati, dipinti con vernici ad olio", secondo le precise indicazioni del Ghinelli, è divisa in due ordini da un'alta fascia. La parte inferiore è decorata de sei semicolonne doriche, la parte superiore da finestroni a lunetta e da due sfingi in pietra.
L'atrio manifesta l'idea di De Carlo del teatro come "spazio urbano". Dilatato in altezza con una sequenza di balconate di diversa forma, è dotato di poche calibrate aperture, un oblò, un lucernario nel soffitto, le finestre semicircolari neoclassiche, che stabiliscono sottili relazioni con il portico e i Torricini.
La scelta materiale del foyer e dei ballatoi di servizio accentua l'idea di un rinnovamento. Ai lati della porta d'accesso alla sala sono collocati i busti marmorei di Raffaello, opera del 1853 di Carlo Finelli portata a compimento nel 1897 da Luigi Belli, e Bramante, opera del 1850 di Giambattista Pericoli. Le decorazioni del soffitto della sala, eseguite dal 1848 al 1850 da Raffaele Antonioli di Gubbio come quelle dell'arco scenico, raffigurano le Muse intervallate da ritratti di uomini illustri.
I due sipari storici, dipinti da Francesco Serafini nel 1850-'51, rappresentano rispettivamente uno scorcio del Duomo e del Palazzo Ducale e
La gloria di Urbino, ideale convegno di personaggi illustri della Città.
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